• F.I.R. - Federazione Italiana Rugby

   Le FAQ della Federazione Italiana Rugby per i propri Club

Disclaimer - Clicca per visualizzare

La Federazione Italiana Rugby è impegnata, sin dalle fasi iniziali dell’emergenza sanitaria in atto, a garantire la tutela dei tesserati e la piena adesione del movimento rugbistico nazionale alle disposizioni delle autorità competenti. FIR è stata da subito attiva nella definizione di strategie di breve, medio e lungo termine per gestire efficacemente l’impatto della pandemia da COVID-19 sulla propria comunità, avviando contestualmente un percorso di definizione strategica per pianificare la ripartenza non appena le condizioni sanitarie lo consentiranno. In coerenza con i principi fondanti del rugby italiano, la FIR è orientata a sostenere attivamente le proprie Società ed a fornire loro tutte le indicazioni necessarie a guidarle attraverso un percorso che non potrà che generare modificazioni sul panorama economico, sociale e sportivo del nostro Paese. In questa pagina le Società troveranno le risposte alle domande più frequenti relative alle determinazioni di FIR, alle disposizioni ed ai provvedimenti governativi. Inoltre, tutte le Società potranno accedere ad un’area dedicata dove interagire, in merito a tematiche strettamente connesse alla situazione corrente, con gli uffici federali che sono regolarmente attivi in regime di lavoro agile. Non è in alcun modo facoltà di FIR fornire alle Società interpretazioni dei decreti governativi vigenti, per i quali le Società sono invitate a fare riferimento ai propri legali di fiducia.

F.A.Q.

Attività sportiva. Determinazioni del Consiglio Federale FIR.

Non riprenderanno. Il Consiglio Federale ha disposto la sospensione definitiva della Stagione Sportiva 2019/20.

Secondo il DPCM 17.05.2020, sono consentite le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse.

Ad ogni modo si dovranno rispettare le linee guida emanate dall'Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il protocollo della Federazione Italiana Rugby.

Sono fatte salve diverse disposizioni regionali o locali che potrebbero derogare a quanto indicato nel DPCM 17.05.2020, non prese in considerazione nella redazione della presente risposta.

Non ci sono evidenze che il Gioco di Rugby presenti maggiori rischi di contagio rispetto ad altre discipline. E’ però dimostrato che il distanziamento sociale e il rispetto di norme igieniche di base agevoli il contenimento del contagio.

Qualora consentito dalle disposizioni regionali le club house potranno operare, solamente in favore di persone già presenti all'interno dell'impianto sportivo e nel rispetto delle disposizioni emanate dalle singole Regioni di competenza, in relazione alle attività di bar e ristorazione.

Va osservato che all'interno dell'impianto sportivo è vietato il consumo di cibo e che in assenza di indicazioni da parte della Regione di competenza, non potranno essere consentite le riaperture di tali attività, in quanto il DPCM 17.05.2020 consente espressamente solamente quelle a domicilio o con asporto e quelle nelle aree di servizio e rifornimento carburante presenti lungo le autostrade (con divieto di consumo dei prodotti e di sosta in loco) e quelle all'interno di ospedali e aeroporti.

Sì, il Consiglio Federale ha deliberato gli stessi stanziamenti complessivi di natura contributiva già definiti nei confronti delle Società affiliate verranno rispettati.

Il Consiglio Federale  ha deliberato la costituzione di un fondo a sostegno al movimento, i cui criteri e modalità d’accesso saranno quanto prima comunicate - ribadendo quale priorità della Federazione il sostegno alle attività del rugby domestico.

Ad oggi il fondo prevede stanziamenti per due milioni di euro. 

Il Consiglio ha analizzato e approvato all’unanimità la proposta del Settore Tecnico per la definizione dei criteri di distribuzione delle risorse del fondo per i Club nazionali, confermando in ogni caso la piena corresponsione dei contributi chilometrici previsti sulla base dell’attività svolta al momento della delibera di sospensione definitiva dell’attività 2019/20 del 26 marzo scorso per i Campionati di Serie A Maschile e Femminile, Serie B, Under 18 e Serie C, girone sardo. 
 
La distribuzione delle risorse a disposizione del fondo avverrà tramite l’applicazione di un moltiplicatore dell’indicatore di performance e partecipazione di ogni Club all’attività domestica, ad esclusione dell’attività Seniores del Peroni TOP12, per la quale già il Consiglio aveva confermato i contributi previsti alle Società partecipanti. 

Una tabella con i contributi previsti per ogni singolo Club verrà pubblicata dopo il Consiglio Federale del 23 aprile. 

L’evolversi costante della pandemia non ci permette ad oggi di definire un calendario certo per la ripartenza. L’auspicio di FIR è che la Stagione Sportiva 2020/21 possa osservare una pianificazione regolare. Le caratteristiche della ripartenza non potranno prescindere da un percorso di graduale ritorno all’attività.

Il Consiglio Federale  ha deliberato la costituzione di un fondo a sostegno al movimento i cui criteri e modalità di stanziamento saranno quanto prima comunicate - ribadendo quale priorità della Federazione il sostegno alle attività del rugby domestico.

Il fondo prevede ad oggi risorse per due milioni di euro destinati al rugby domestico. 

La distribuzione delle risorse a disposizione del fondo avviene tramite l’applicazione di un moltiplicatore delle attività svolte da ogni Club in relazione all’attività domestica - ad esclusione dell’attività Seniores del Peroni TOP12 - sino alla conclusione della stagione 2019/20 deliberata il 26 marzo dal Consiglio Federale. 

Eventuali segnalazioni relative alla partecipazione all’attività domestica potranno essere inviate dai Club affiliati, entro lunedì 4 maggio, all’indirizzo email tecnico@federugby.it 

CLICCA QUI PER LA TABELLA DI RIPARTIZIONE DEI CONTRIBUTI

L’erogazione dei contributi ai Club affiliati avverrà dal mese di maggio 2020, con l’applicazione di compensazioni in caso di crediti pregressi vantati da FIR nei confronti dei Club affiliati.

La tabella distributiva è stata sviluppata per garantire a tutte i Club affiliati di ricevere un contributo a supporto dell’attività domestica secondo criteri oggettivi e coerenti con l’impegno attivo di ogni singola Società. 

Per tale motivo le attività sociali rilevate dal sistema gestionale della Federazione Italiana Rugby sono state definite quale indicatore oggettivo degli sforzi di natura economica, di risorse umane e di impegno concreto dei Club.

Sono state tenuti in considerazione tutti gli incontri, i raggruppamenti ed i tornei svolti, sia per le categorie maschili che femminili, sino alla sospensione definitiva dell’attività deliberata dal Consiglio Federale il 26 marzo 2020. 

Raggruppamenti e Tornei sono stati valutati, indipendentemente dalla categoria e dal numero di partite disputate, come una singola attività. 

Per ogni Club e per ogni categoria sono stati definiti una serie di indicatori, dove “1” (uno) rappresenta il valore massimo, relativo a ogni partita disputata in Serie A Maschile o Femminile. 

Sono state raccolte per categorie di somiglianza le attività che, a decrescere dalla Serie A Maschile/Femminile, impattano in via decrescente dal punto di vista economico sui Club. 

Ciò ha permesso di stabilire un moltiplicatore variabile in funzione dell’impatto in base alla categoria d’attività, dove il mini-rugby risulta l’attività meno onerosa (0,4) e la Serie A quella che comporta maggiori costi per i Club affiliati (1).

Lo schema finale adottato per l’allocazione delle risorse a ogni singola Società, in base all’attività svolta in ogni singola categoria come da tabella pubblicata QUI ha dunque adottato i seguenti moltiplicatori:

Serie A M/F: 1
Serie B M: 0,9
Serie C, U18 e U16M, Coppa Italia Femminile: 0,8
U18 e U16 Femminile: 0,7
U14 M/F e U12: 0,6
Minirugby (U16-U18): 0,4 

Il DPCM 17.05.2020 all'articolo 1 lettera d) stabilisce che "è consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all'aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, [...] purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti".

Quanto sopra premesso, pertanto, parrebbe essere consentito lo svolgimento di allenamenti di parte atletica all'aperto, anche presso parchi pubblici comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri.

Sono fatte salve diverse disposizioni regionali o locali che potrebbero derogare a quanto indicato nel DPCM 17.05.2020 non prese in considerazione nella redazione della presente risposta.

Le disposizioni relative all'attività sportiva di cui al DPCM 17.05.2020 non contengono alcuna indicazione in merito alla messa a disposizione dei dispositivi di protezione individuale all'interno del centro sportivo. Ad ogni modo, l'art. 3 DPCM 17.05.2020 asserisce che è raccomandata, su tutto il territorio nazionale, l'applicazione delle misure di prevenzione igienico sanitarie contenute nell'allegato 16 del DPCM 17.05.2020, al quale si rinvia. L'art. 3 comma 2, inoltre, stabilisce che è fatto obbligo, sull'intero territorio nazionale, di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Infine, possono essere analizzate le linee guida emanate dall'Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le quali contengono indicazioni rivolte ai gestori dei siti sportivi utili alla mitigazione del rischio da contagio da Covid-19, alle quali si rinvia.

Sono fatte salve diverse disposizioni regionali o locali che potrebbero derogare a quanto indicato nel DPCM 17.05.2020 non prese in considerazione nella redazione della presente risposta.

Ai fini della ripresa dell'attività sportiva degli atleti, pare opportuno analizzare il protocollo FMSI per la ripresa dell'attività sportiva degli atleti. Tale protocollo, di cui si dovrà considerare la parte relativa agli atleti dilettanti ed alla cui lettura si rimanda, non contiene l'indicazione di dover sottoporre a test sierologici gli atleti che hanno dichiarato la presenza ovvero l'assenza di infezione da SARS-COV-2 e di rischi di contagio per gli altri, per quanto di propria conoscenza.

Inoltre, le linee guida dell'Ufficio Sport indicano che i test sierologici disponibili attualmente non sono caratterizzati da una sufficiente validità per finalità sia diagnostiche che prognostiche nei contesti occupazionali, e, in ragione di ciò, allo stato, non emergono indicazioni utili al loro utilizzo. Per analogia, tale assunto può essere considerato valido anche per ciò che attiene alla pratica sportiva. Ad ogni modo, non si può tacere in merito all'indicazione dettata dal Garante della privacy che, seppur rivolta ai datori di lavoro -e non alle ASD per i propri atleti- stabilisce che i test sierologici non possono essere imposti ai lavoratori. Sono fatte salve diverse disposizioni regionali o locali che potrebbero derogare a quanto indicato nel DPCM 17.05.2020 non prese in considerazione nella redazione della presente risposta.

Qualora la ASD abbia dei dipendenti dovrà integrare il Documento di Valutazione dei Rischi e/o il Documento Unico Valutazione Rischio Interferenze con una specifica appendice, che illustri le modalità di gestione del rischio da contagio. Per tale attività si raccomanda di avvalersi della consulenza di Suoi esperti di fiducia. In relazione, invece, ai fruitori dell'impianto, dovrà essere predisposto un protocollo operativo al cui rispetto siano tutti obbligati, anche qualora svolgano attività organizzata da parte dell'ente: soci, tesserati, atleti. Le formalità di tale protocollo non sono ad oggi codificate ma si ritiene che debba essere redatto per iscritto, approvato dal consiglio direttivo e sottoscritto da ciascun fruitore dell'impianto. Dovranno, come già affermato in precedenza, essere seguite le indicazioni delle linee guida approvate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio per lo Sport.

Per quanto attiene al Medico, bisognerà distinguere tra Medico competente e medico sociale. Il Medico Competente la cui presenza è necessaria solo in presenza di lavoratori dipendenti, è una figura prevista dalla disciplina della sicurezza sui luoghi di lavoro, è normato dall'art. 2, co. 1, lett. h) del D lgs 81/2008, collabora con il Datore di Lavoro per la valutazione dei rischi ed effettua la sorveglianza sanitaria ove necessaria. Tale figura è esclusa qualora l'ASD si avvalga esclusivamente di soggetti volontari, di collaboratori sportivi e amministrativo gestionali.

Il Medico Sociale, invece, è il responsabile sanitario in ambito sportivo e, per quanto attiene alle disposizioni regolamentarie dettate dalla FIR, ad oggi non vi è l'obbligo di dotarsi di tale figura all'interno del proprio centro sportivo.Inoltre, per le realtà con lavoratori dipendenti, il documento INAIL di aprile 2020 "Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione" auspica la nomina del medico competente, senza sancirne l'obbligo.

Qualora il gestore di un impianto non gestisca il rischio covid in fase di riapertura dell'impianto o di porzioni di esso, vige la responsabilità di questo ultimi secondo i principi generali di cui agli artt. 2043 e 2051 c.c. che gli impongono di predisporre adeguate misure di tutela nei confronti di chi venga chiamato ad operare nell'ambito dell'attività di riferimento dell'associazione. ll legale rappresentante e responsabile della ASD, infatti, in qualità di gestore dell'impianto e organizzatore delle attività sportive, è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell'art. 40, comma secondo, del codice penale, ed è tenuto a garantire l'incolumità fisica degli utenti (atleti, soci, tesserati, frequentatori, collaboratori, allenatori, ecc.) e ad adottare in via preventiva tutte le misure organizzative e tutte le cautele idonee a impedire il superamento dei limiti di rischio connaturati alla normale pratica sportiva. Il principio si applica sia per la responsabilità penale sia per la responsabilità civile.

La responsabilità penale è sempre personale e prescinde dalla natura giuridica del sodalizio sportivo. La responsabilità civile del dirigente consegue invece alla natura giuridica del sodalizio e sussiste ai sensi dell'art. 38 c.c. nelle associazioni non riconosciute come persone giuridiche.  Il rischio di contagio e diffusione del Covid-19 comporta quindi l'adozione di specifiche cautele e misure protettive – di qui la fondamentale importanza di osservare le linee guida e di attuare i protocolli di sicurezza – inserendosi nelle ordinarie regole che disciplinano le responsabilità civili e penali dei dirigenti sportivi.

Ad ogni modo, il legale rappresentante della associazione dilettantistica rappresenta colui su cui ricadranno le responsabilità qualora il rischio Covid non risulti efficacemente gestito e si ritiene, pertanto, che in mancanza dei necessari presupposti di sicurezza per la tutela della salute, quest'ultimo possa decidere di non consentire l'accesso all'impianto per le sessioni di allenamento.

La certificazione medico-sportiva è un documento necessario e obbligatorio per qualsiasi tesserato di una società sportiva, sia che effettui la pratica agonistica sia che effettui quella non agonistica. Analizzando le disposizioni regolamentarie della Federazione Italiana Rugby, inoltre, si evince che per tale organismo sportivo, tutti gli atleti aventi un'età compresa tra i 12 e i 42 anni dovranno necessariamente essere in possesso, per svolgere attività sportiva regolamentata dalla FIR o all'interna di una ASD/SSD ad essa affiliata, della certificazione medica di tipo agonistico. Tutti gli altri atleti tesserati per la FIR, invece, dovranno necessariamente essere in possesso della certificazione medica di tipo non agonistico.

Con riferimento alle responsabilità in capo al legale rappresentante e responsabile di una ASD/SSD va affermato che quest'ultimo, ai sensi dell'art. 40, secondo comma, c.p., risulta essere titolare di una posizione di garanzia ed è tenuto a garantire l'incolumità fisica degli atleti, accertandosi che per lo svolgimento dell'attività sportiva all'interno del proprio centro sportivo questi ultimi siano tutti in possesso della prescritta certificazione medica. Qualora il legale rappresentante di una ASD/SSD permetta lo svolgimento dell'attività sportiva ad un soggetto non in possesso della richiesta certificazione medica obbligatoria, sarà responsabile sia civilmente, in base ai principi generali di cui all'art. 2043 c.c. e 1218 c.c., sia penalmente a titolo di dolo o colpa, nella malaugurata ipotesi in cui il soggetto riporti problematiche fisiche durante lo svolgimento delle attività sportive.

Inoltre, non può tacersi in merito agli eventuali aspetti assicurativi che, in caso di infortunio di un atleta privo della necessaria documentazione medico sanitaria, potrebbero portare l'assicurazione a non procedere all'indennizzo nei confronti di quest'ultimo e/o della ASD/SSD, in quanto l'atleta non avrebbe potuto iniziare il proprio allenamento in assenza di certificazione medica idonea.

Da ultimo, va affermato anche che secondo una recentissima sentenza del Tribunale Federale Nazionale della Federazione Italiana Motociclistica, è sanzionabile, il deferito che abbia partecipato ad una manifestazione, ancorché a carattere non agonistico, privo di un valido titolo idoneo a legittimarne la partecipazione, eludendo le norme federali che gli imponevano di sottoporsi a preventivi accertamenti medici di idoneità. (cfr TF, FMI, decisione n.3/20 del 13 febbraio 2020).

Altri provvedimenti di interesse per il mondo sportivo adottati dalle autorità competenti

La richiesta per ottenere l’indennità prevista dall’art. 96 del DL Cura Italia (per il mese di marzo pari a 600 euro), dovrà essere presentata a partire dal 7 aprile 2020, alla società Sport e Salute, la quale ha già attivato un indirizzo mail dedicato: curaitalia@sportesalute.eu.

Sport e Salute spa ha pubblicato una “Guida alla presentazione dell’indennità per collaboratori sportivi” il cui testo si trova in allegato, nella quale, in 15 passaggi, illustra le fasi relative a: - prenotazione e registrazione sul sito Sport e Salute; - conseguente invio della domanda per il pagamento dell’indennità di cui all’art. 96 TUIR. Scarica la guida QUI

Si segnala che all’esito della procedura di richiesta fatta dal collaboratore, il sistema invia una mail all’ASD/SSD indicata dal collaboratore stesso quale soggetto con cui ha un rapporto di collaborazione.
Si consiglia pertanto di controllare (anche nella casella mail “indesiderata”) l’indirizzo mail della propria ASD/SSD comunicato al Registro CONI.

 

L’indennità è riconosciuta a coloro che hanno rapporti di collaborazione di cui all’art. 67, comma 1, lettera m), del TUIR con associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al registro del Coni, nonché con Federazioni sportive, Discipline sportive associate e Enti di promozione sportiva. È inoltre espressamente prevista una priorità per i collaboratori sportivi che nel periodo d'imposta 2019 non abbiano superato i 10.000 euro complessivi. Il collaboratore sportivo richiedente non dovrà aver percepito né altro reddito da lavoro per il mese di marzo 2020 né il reddito di cittadinanza, dovrà non essere pensionato e non potrà cumulare le indennità con le altre previste dal c.d. decreto Cura Italia. Il rapporto di collaborazione sportiva cui si riferisce la domanda deve essere già in vigore alla data del 23 febbraio 2020 e ancora in corso alla data del 17 marzo scorso, ovvero la data di entrata in vigore del Cura Italia. Le autocertificazioni, compreso l'ammontare dei compensi percepiti nel 2019, verranno fornite on line, e alla domanda si dovrà allegare soltanto la copia fronte-retro di un documento di riconoscimento valido e una copia del contratto di collaborazione o della lettera di incarico, o in alternativa copia della quietanza dell'avvenuto pagamento del compenso nel mese di febbraio 2020. 

È possibile richiedere l’indennità ex art. 27 del DL Cura Italia e non ex art.96 del DL stesso. Ai sensi dell’art. 27, infatti, ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata […], non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.
L’indennità sarà erogata dall’INPS e non da Sport e Salute e non concorrerà alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Sì, anche le ASD/SSD e gli altri datori di lavoro del settore privato, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro possono accedere alla Cassa integrazione guadagni in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane. Il trattamento di cui al presente articolo è riconosciuto a decorrere dal 23 febbraio 2020 e limitatamente ai dipendenti già in forza alla medesima data. La domanda si presenta alle Regioni e alle Province autonome e i datori che occupano più di cinque dipendenti dovranno sottoscrivere un accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Non necessitano di tale accordo, invece, i datori di lavoro che occupano meno di 5 dipendenti (quindi ad esempio anche un solo dipendente).

Qualora tra una ASD/SSD e un atleta o un tecnico, percettore dei compensi ex art 67 lettera m) del TUIR, ci sia un accordo sottoscritto, si applica il principio generale per cui gli accordi tra due o più parti hanno validità ed efficacia fino ad eventuale risoluzione o cessazione degli stessi e fino a che la prestazione oggetto dell’obbligazione sia possibile. Si consiglia, pertanto, di analizzare le previsioni dei singoli contratti, al fine di valutare se sono presenti previsioni specifiche di risoluzione del contratto. Ai sensi dell’art. 1256 c.c., però, l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Inoltre, qualora la ASD/SSD non abbia potuto godere delle prestazioni sportivo dilettantistiche dei percettori di compensi sportivi ex art 67 lettera m del tuir potrà domandare la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1467 c.c.
Ad ogni modo, nella riunione del 1 aprile 2020, il Consiglio Federale ha raccomandato alle Società il pieno rispetto, quale tutela per i giocatori, degli accordi contrattuali con i tesserati per l'intera stagione corrente. 

Il DL rilancio estende alle ASD/SSD la possibilità di rimborsare le quote pagate in relazione allo svolgimento di corsi, relativi al periodo di sospensione dell’attività, attraverso l’emissione di un voucher di pari valore utilizzabile incondizionatamente entro un anno nella stessa struttura. In alternativa al voucher, la ASD/SSD potrà rimborsare l’importo pagato relativo ai periodi di sospensione dell'attività. Restano escluse dal rimborso le quote associative versate da soci e tesserati.

Il Decreto Cura Italia consente alle ASD e alle SSD,anche in assenza di previsionistatutarie, di riunirsi in videoconferenza purché sia garantito:
- l’identificazione dei partecipanti;
- la sicurezza delle comunicazioni;
- l’esercizio del diritto di voto. 
L'espressione del voto può avvenire anche medianteconsultazione scritta o per consenso espresso per iscritto. 

Risposta: il Decreto Legge 23/2020, cosiddetto Decreto Liquidità, all’art. 14 ha previsto misure di sostegno per la liquidità in favore di ASD/SSD, per il tramite dell’Istituto di Credito Sportivo. L’istituto bancario, a seguito di ciò, ha fornito i primi dettagli sui prestiti di liquidità, disposti per far fronte all'emergenza da virus Sars-Cov-2, a favore delle ASD/SSD, di seguito indicati. Le ASD/SSD richiedenti devono essere iscritte nel Registro Coni da almeno un anno e tali prestiti, il cui importo sarà della misura del 25% delle entrate dell’ultimo rendiconto approvato, con un massimo di 25.000 euro, potranno avere una durata massima di 6 anni, con l’inizio del pagamento delle rate dal 3° anno (in pratica il piano di rientro sarà quadriennale).
I prestiti suddetti saranno concessi a tasso zero, con garanzia prestata al 100% da parte del Fondo di Garanzia Comparto Liquidità.
Ulteriori dettagli su come richiedere il finanziamento e la relativa documentazione necessaria, saranno resi disponibili non appena il decreto avrà terminato l'iter di conversione, all’interno di que sta sezione apposita del sito internet federale. Per eventuali maggiori dettagli, si consiglia di visitare costantemente anche la pagina internet dedicata del sito web dell’istituto per il Credito Sportivo https://www.creditosportivo.it/covid19.html.

Il decreto legge Rilancio rinnova le misure per i collaboratori sportivi, garantendo anche per i mesi di aprile e maggio il pagamento dell’indennità di 600 euro introdotta dall’articolo 96 del DL Cura Italia.

Si, a partire dall’8 giugno 2020, sulla piattaforma online di Sport e Salute sarà possibile, solamente per chi non ha fatto domanda per l’indennità relativa al mese di marzo, pur avendone i requisiti, fare domanda per l’indennità di 600 euro per i mesi di aprile e maggio.

Si, a partire dall’8 giugno 2020, sul sito internet dell’Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, saranno pubblicate le modalità con cui richiedere finanziamenti a fondo perduto da parte delle ASD/SSD. Tali misure di sostegno a fondo perduto sono compatibili anche con i mutui liquidità erogati dall’Istituto per il Credito Sportivo



Provvedimenti relativi a sede e impianti

Il DL Rilancio introduce misure specifiche per i contratti di locazione di impianti sportivi pubblici e privati. Per gli impianti di proprietà degli enti pubblici, il dl Rilancio, oltre a prorogare al mese di giugno la sospensione dei canoni (con obbligo di pagamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio o in quattro rate mensili di pari importo a decorrere dalla medesima data), ha previsto la possibilità di chiedere la revisione, prolungando la durata o riducendo il canone concessorio, per i contratti scadenti entro il 31 luglio 2023. È riservata inoltre alle parti la libertà di recedere dal contratto, garantendo però al concessionario il rimborso del valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti effettuati, compresi i costi per opere ancor non collaudate. Per le asd/ssd che occupano impianti privati è espressamente prevista l’applicazione degli articoli 1256, 1464, 1467 e 1468 c.c. e la possibilità di ottenere una riduzione del 50% dei canoni scadenti da marzo a luglio 2020, data l’impossibilità di usufruire dell’impianto locato. Resta salva l’opzione di fornire una prova contraria volta a dimostrare una riduzione maggiore o minore rispetti a tale percentuale.

Come affermato nella risposta alla domanda a), per le locazioni di impianti privati è espressamente prevista l’applicazione degli articoli 1256, 1464, 1467 e 1468 c.c. e la possibilità di ottenere una riduzione del 50% dei canoni scadenti da marzo a luglio 2020, data l’impossibilità di usufruire dell’impianto locato. Resta salva l’opzione di fornire una prova contraria volta a dimostrare una riduzione maggiore o minore rispetti a tale percentuale.

Il decreto legge 19/2020 del 25 marzo 2020 prevede, in caso di inosservanza del divieto, la sanzione amministrativa da euro 400 a 3000, salvo che il fatto costituisca reato. Si tratta di un illecito amministrativo (purché non sussistano i presupposti di un reato). Nel caso di utilizzo dell’impianto sportivo da parte di un atleta/utente, il pagamento della sanzione amministrativa è posto non solo a carico dell’utilizzatore, che ha violato la norma, bensì anche del gestore che ha consentito una simile inosservanza. Attenzione, perché il gestore può vedersi inflitta un’ulteriore sanzione amministrativa accessoria, consistente nella chiusura dell’esercizio per un periodo da 5 a 30 giorni (nonché eventuale sospensione della licenza).

Si, l’Istituto del Credito Sportivo al fine di sostenere le attività danneggiate dall’emergenza Covid-19 ha previsto, in linea con il Decreto Cura Italia, la sospensione per le rate di mutuo in scadenza nel periodo tra marzo e settembre 2020. La sospensione non comporterà costi aggiuntivi per i clienti dell’ICS. Per le modalità operative clicca qui https://www.creditosportivo.it/covid19.html

Il Fondo di Garanzia per l’impiantistica sportiva, gestito dall’Istituto per il Credito Sportivo, è stato istituito dall’articolo 90 della legge 289/2002 ed è divenuto operativo, con Decreto del 24 dicembre 2014 del Sottosegretario con delega allo Sport ed ha ampliato la propria operatività con il Decreto del Ministro dello Sport, on. Luca Lotti, del 13 luglio 2017. 

Il Fondo ha lo scopo di fornire garanzie per mutui finalizzati alla costruzione, ampliamento, miglioramento ed acquisto di strutture ed attrezzature sportive, comprese le relative aree.
Possono beneficiare del Fondo le SSD, le ASD e ogni altro soggetto pubblico o privato che persegua anche indirettamente finalità sportive, ad esclusione degli enti pubblici territoriali, sulla base di progetti finanziariamente sostenibili ma non adeguatamente assistiti sotto il profilo delle garanzie.
Con il DL 23/2020, dell’08/04/2020 sono stati creati presso l'Istituto per il Credito Sportivo, all'interno del Fondo di Garanzia e del Fondo Contributi Interessi per l'impiantistica sportiva, i rispettivi Comparti per operazioni di liquidità. Questi strumenti consentiranno di garantire integralmente 100 milioni di euro di finanziamenti a tasso zero per i soggetti sportivi che non possono accedere al Fondo centrale di Garanzia per le PMI.

Si, nel rispetto della distanza interpersonale tra gli individui di almeno un metro e senza alcun assembramento, del DPCM 17.05.2020 e delle disposizioni regionali e locali.

Da lunedì 18 maggio 2020 le ASD e le SSD, iscritte al Registro CONI e regolarmente affiliate alla FIR da almeno 1 anno, potranno accedere direttamente dall’home page del sito www.creditosportivo.it a una sezione dedicata alle misure di sostegno collegate all’emergenza epidemiologica COVID-19, al fine di richiedere finanziamenti a tasso zero e senza garanzie, fino a 25 mila euro. Per qualsiasi informazione consulta il Comunicato stampa dell’Istituto per il credito sportivo qui.

Il modulo di certificazione richiesto dall'ICS deve essere scaricato direttamente sul sito internet dell'Istituto per il Credito Sportivo, compilato in ogni sua parte ed inviato a segretario@federugby.it . Entro 2 giorni dalla data di ricevimento il documento verrà rinviato al richiedente debitamente timbrato e firmato.
Maggiori informazioni sulla documentazione necessaria sono scaricabili QUI

La sanificazione dell'impianto sportivo è obbligatoria solo in caso di presenza accertata di un soggetto positivo prima della chiusura o nelle aree geografiche maggiormente colpite (cfr. protocollo 24 aprile, punto 4). Pertanto, tale attività dipende quindi sia dall'area geografica, sia da eventuali ordinanze regionali o comunali più stringenti. Tale attività, ad ogni modo, deve essere effettuata da imprese di pulizia specificatamente iscritte, ai sensi DM n. 274 del 07/07/1997 e con i requisiti dallo stesso identificati, al Registro Imprese e all'Albo Artigiani.

La visura camerale dell'azienda di pulizia deve evidenziare l'iscrizione ai sensi del predetto DM 07/07/1997. Pertanto, per la massima tutela è opportuno operare l'eventuale sanificazione con ditta specializzata che attesti prodotti e processi. Ai fini della periodicità di tale attività non esiste una regola generale.

La necessità va valutata dalla singola ASD in relazione al calcolo del rischio effettuato. Ad ogni modo vanno seguite le indicazioni emanate dalle linee Guida dell'Ufficio Sport in tema di pulizia dei luoghi e di sanitizzazione.

Uffici Federali centrali e periferici FIR

La Federazione Italiana Rugby ha deliberato la costituzione del Comitato di Gestione Aziendale Covid-19 quale misura imprescindibile per garantire, in coerenza con le disposizioni delle autorità competenti, il rientro in sicurezza dei dipendenti presso gli uffici federali, sia centrali che periferici.

Il Comitato predisporrà e indicherà, nel periodo immediatamente precedente la riapertura delle sedi di lavoro FIR (Stadio Olimpico di Roma, Cittadella del Rugby di Parma, uffici dei Comitati Regionali) tutte le misure sanitarie e preventive atte alla massima tutela della salute del personale dipendente, in linea con le disposizioni del Governo.

Tutte le comunicazioni relative alla ripresa della regolare attività degli uffici federali, le misure di prevenzione e tutela adottate, i dettagli relativi alla fornitura o alla dotazione dei presidi protettivi necessari saranno pubblicati in una apposita sezione del portale covid-19.federugby.it, garantendo così la piena conoscenza di quanto definito ed adottato non solo da parte del personale dipendente e dei collaboratori esterni ma anche dell’intero movimento rugbistico nazionale, dei fornitori di FIR e di tutti colori che, a vario titolo, interagiscono con la struttura federale.

Sino alla riapertura degli uffici federali al personale dipendente, prevista come da Delibera Presidenziale n. 24 il 20 maggio a seguito della comunicazione di Sport e Salute, questo proseguirà a garantire la piena operatività in regime di lavoro agile/smart working.

Sì, ma solo nel giorno di rientro presso l’ufficio. Usa l’autocertificazione che hai ricevuto con l’informativa ai dipendenti o scaricala dalla cartella documenti del portale Covid-19.federugby.it

Non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove non differibili, dovrà essere garantito il rispetto delle norme di distanziamento e igiene, riducendo al minimo la partecipazione dei presenti.

Informa subito l’Ufficio del Personale, ti comunicheranno come comportarti nella tutela della tua salute, della tua privacy e di quelle di tutti i colleghi.

In tutti gli spazi comuni ed in tutte quelle situazioni dove sia prevista la presenza contemporanea di due o più persone, te incluso. Ed ovunque non siano garantiti il distanziamento sociale e una adeguata areazione.

Soprattutto nei corridoi, così come in tutte le aree comuni dove non sia garantibile il distanziamento sociale e una corretta areazione.

Solo nel caso di presenza temporanea di altri colleghi. Quando sei da solo puoi rimuoverli.

Sì, la temperatura potrà essere rilevata ad ogni accesso per la massima sicurezza di tutti.

Sì, qualora previsti e comunque rispettando le norme di distanziamento e igiene, il distanziamento sociale, indossando i dispositivi ed evitando gli assembramenti.

In base alla gravità della violazione, il datore di lavoro potrà valutare provvedimenti disciplinari.

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